Dove sono gli elettori?

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La poca affluenza fatta registrare al referendum di domenica 17 aprile fa da monito ad una situazione dove in Italia la popolazione non crede più in un radicale cambiamento che possa venire dal basso, come lo è stato secoli indietro (es. Medioevo e Rinascimento) ma si adatta ad uno standard consolidatosi da anni a questa parte: la non curanza. La storia ben insegna e ci ricorda casi in cui il popolo ha espresso ed ha dato adito alle proprie richieste,alle proprie esigenze, alle proprie volontà; ora la classe media italiana sembra aver “perso la voce”, questo strumento di cui la natura ci ha fatto dono per esprimere un parere giusto o sbagliato che esso sia, e di cui l’uomo ogni giorno si serve per relazionarsi con un altro uomo. Sembrerà assurdo,ma i numeri fatti registrare ieri fanno anche da indice ad una situazione, che a mio parere, appare ben più grave in cui verte il popolo italiano:l’incapacità di far prevalere i propri diritti. In quasi tutti i settori (lavorativi,scolastici,sociali,istituzionali etc.) il mutismo, la staticità, la rassegnazione,  hanno prevalso sulla dialettica,sulla dinamicità,sulla vitalità.  In un mondo globalizzato ed universalizzato, grazie ad Internet ed a strumenti come Facebook, Twitter, Instagram, etc.,  è servito a poco l’aiuto di tali mezzi per dare “voce” al cittadino ed ad i suoi diritti; anzi,tali mezzi hanno prodotto l’effetto contrario:hanno portato a paradossi come: “hai condiviso questo referendum:si, su facebook e twitter”. Da studente e cittadino, voglio dire, resto deluso dalle scelte fatte dai miei compaesani e colleghi, poiché è anche in momenti del genere dove dovremmo esprimere ai nostri governanti il nostro parere, ma speranzoso, perché la vita mi ha sempre insegnato che a tutti è concessa un altre possibilità. Spero valga anche per la mia gente.

Emanuele Orabona

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