Poche persone conoscono il “Parco dei Quartieri Spagnoli”, ma sono pochissime quelle che sanno dell’esistenza del Complesso della Santissima Trinità delle Monache e della struttura che ospitò l’ Ospedale Militare di Napoli. Essa, sita in Napoli alla via Trinità delle Monache, fu eretta per voler di Vittoria de Silvia, su permesso di Papa Clemente VIII, che nel 1606 iniziò ad acquistare terreni ed edifici nel podere di proprietà della Certosa di San Martino nei pressi delle mura Vicereali che da Porta Medina salivano a Castel Sant’Elmo.
Tra il 1607/1608 cominciarono i lavori per la costruzione del Complesso dedicato alla “Santissima Trinità”. Nel 1612 iniziarono i lavori per la costruzione dei dormitori che ospitavano le monache professe e le fanciulle di nobile famiglia, che si apprestavano alla vita monastica sulla base della regola francescana. Si pensa che i lavori furono affidati all’architetto Francesco Grimaldi ma studi recenti hanno accertato che nel 1615 l’edificazione del monastero fu affidata all’architetto Giovan Giacomo di Conforto.
L’impianto architettonico rispecchiava la canonica tipologia dei conventi della controriforma, con chiostro porticato, caratterizzato da semplici archeggiature; scriveva cosi Alfonso Fiordalisi: “ veramente magnifico doveva essere quel monastero, situato in un posto così ridente addossato alle colline e cosparso di fiori, con tanta cura coltivati, dalle suore, nel giardino detto della montagna; circondato da orti pensili, li dove si poteva godere il meraviglioso spettacolo del Golfo di Napoli; con fontane di marmo stupende; con un laghetto artificiale in cui si poteva navigare con ricche gondole; con una pescheria dove, di tanto in tanto, si facevano delle pesche deliziose; con giuochi d’acqua svariatissimi; altalene, agrumenti stupendi, boschetti vaghissimi, e la più bella raccolta di piante rare”.
Sempre su volontà di Vittoria de Silva fu costruita nei pressi del Monastero anche la Chiesa intorno al 1620 su progetto di Grimaldi ma affidata nel 1625 all’architetto Cosimo Fanzago che ne ultimò i lavori;
Chiesa della Trinità delle Monache.

la facciata esterna di marmo bianco faceva da sfondo alla scala curvilinea voluta dallo stesso architetto ( che sarà ripresa per la realizzazione della chiesa di Santa Teresa a Chiaia). L’interno a croce greca presentava un elegante pavimento in marmo, nelle navate vi erano opere come il quadro della Santafede,
un San Girolamo di Ribera e delle pitture a fresco di Giovanni Bernardino Siciliano.
Il Grimaldi fu operativo nell’assetto architettonico della Cappella del Tesoro di San Gennaro al Duomo di Napoli, con la quale, questa chiesa condivide ancor’oggi l’impostazione della croce greca, inscritta, in questo caso, in un quadrato e pilastri obliqui che inizialmente ne sostennero la cupola. In comune col convento solo l’atrio cinquecentesco aperto a sinistra dell’asse principale della croce greca. Per la chiesa vennero investiti 150.000 ducati, negli anni in cui si avvicendarono gli architetti Gian Giacomo di Conforto e Cosimo Fanzago. E proprio al Fanzago venne commissionato dalla fondatrice del complesso la decorazione marmorea della chiesa, col materiale apposta fatto trasportare a Napoli da Genova per mano di Marcantonio Doria. Tutto quanto il pavimento in marmo è andato perduto in un terremoto del 1732, e della sistemazione precedente resta oggi solo l’elegantissima balaustra barocca che stringe la scalinata curvilinea, a piccoli piani l’uno dietro l’altro, tutti in marmo finissimo, dal basso del portale, la facciata ed il vestibolo mossa dall’inventiva di installarci dei telamoni. Circa gli affreschi e lo stato delle decorazioni, oggi sopravvive solo il dipinto di Giovan Bernardino Azzolino ritraenti i Santi e Martiri Francescani, nell’atrio dell’ex convento e agli angoli le quattro virtù: Povertà, Castità, Religione ed Ubbidienza. Mentre stanno in custodia al Museo di Capodimonte le tele appartenute alle monache firmate Joseph Ribera e rispettivamente: il San Gerolamo e la Trinità Terrestre, oltre a due comunichini scolpiti da Matteo Bottigliero nel 1737.
Nel 1808, sotto la dominazione francese, la struttura viene trasformata da Giuseppe Bonaparte in Ospedale Militare quale rimase fino al 1992 quando i militari lasciarono il monastero.
